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Igor Borozan nasce a Sarajevo nella primavera del ‘68.

Figlio d’arte, gioca e cresce con i pennelli ed i colori nell’atelier del padre. La sua precoce personalità ed il suo indiscusso talento pittorico lo portano a frequentare prestigiose scuole artistiche dell’est europeo.

Nel ‘90, l’approdo in Italia, sua terra d’origine, dove studia e si specializza in illustrazione seguito dal Prof. Giancarlo Montelli a Roma.

Millenovecentonovantuno: la guerra nei Balcani. Sono anni, quelli a seguire, dedicati ad una vasta produzione artistica; i venti di guerra e la rabbia nel cuore sembrano aver dato nuova forza alla sua pittura che si fa impulsiva, travolgente. Consigliato da importanti galleristi vola in Svizzera dove si trasferisce ed espone nelle prestigiose gallerie di Horgen, Lucerna e Zurigo. Nel ’98 torna in Italia chiamato come scenografo pittore nello staff di Danilo Donati per il film “La vita è bella” di Roberto Benigni. Non ancora terminate le riprese fonda l’Accademia di Belle Arti di Terni. Il suo linguaggio pittorico è semplice, immediato, autentico, innegabilmente contaminato dalle musiche multietniche del compositore Goran Bregovic, suo primo riferimento artistico ai tempi di Sarajevo.

In Italia costante è l’impegno con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali per la promozione di eventi riferiti alle “Settimane della Cultura” e alle “Giornate Europee del Patrimonio” appuntamenti artistici annuali di maggior rilievo sul panorama italiano-internazionale.

Nel febbraio 2008, viene insignito del prestigioso “Premio Internazionale San Valentino d’Oro” per l’arte.

Negli ultimi anni la sua produzione artistica si è rivolta verso una concezione più materia e tangibile dell’opera d’arte, installazioni urbane che prendono vita dalle sue stesse opere pittoriche: gigantesche camicie di carta bianca sospese in aria, metafora della condizione umana sospesa a metà tra grandezza e miseria, tra divino e terreno.

Dal 2007 intraprende un percorso creativo parallelo che lo avvicina al mondo iberico, molteplici le sue collaborazioni con realtà artistiche madrilene come il Taller del Prado, l’Hub, il Circolo di Belle Arti e la Caixa Forum. Le inebrianti atmosfere del flamenco restano il suo punto di ispirazione maggiore dalle quali prendono vita opere di intenso spessore emotivo, particolarmente intriganti quelle dedicate al cantante Diego el Cigala.

Ma è sicuramente il 2013 l’anno più intenso e frenetico: a febbraio presenta “Osmosis” presso il Taller del Prado di Madrid curatore Juan Antonio Molina, subito dopo realizza l’opera “Sarajevo Princip 014” in assoluta anteprima per l’anniversario dallo scoppio della I guerra mondiale, partecipa nel mese di maggio a “Enredadas 2013” esposizione mondiale come unico artista italiano, curatrice la Professoressa Angeles Saura, è ospite d’onore per la convention “Bentornato Caravaggio” a Caravaggio terra natale del grande Michelangelo Merisi, a settembre realizza il saio più grande del mondo “Jan MMXIII” esposto prima a Spoleto per le Giornate Europee del Patrimonio e poi ad Assisi in occasione della prima visita di Papa Francesco nella cittadina umbra.

Attualmente la sua attenzione è tornata alla  pittura e alla tecnica dell’incisione, di elevato spessore la produzione di stampe d’arte realizzate in collaborazione con il maestro Giorgio Upiglio e con il suo discepolo Paolo Sgroi.

Interessantissima la sperimentazione nell’ambito della ceramica intrapresa nell’estate 2011 nei laboratori dei maestri di Deruta dove crea un connubio straordinario abbinando alla tradizione storica del posto un design assolutamente personale e inedito.

La sua è una ricerca continua, una continua metamorfosi dell’essere e del suo cammino dove est ed ovest si fondono in una panoramica europea ricca di fermenti creativi e di importanti transizioni socio-culturali.

Igor Borozan was born in Sarajevo in the spring of 1968.

Coming from an artistic family, he naturally plays and grows up with the brushes and colours in his father’s atelier. His precocious personalità and his undisputabe talent for painting lead him to attend prestigious art school in Eastern Europe.  On 1990 he arrives in italy, his homeland. Here he studies and, in rome, he specializes in illustration with professor Giancarlo Mantelli.

The war in the Balcans breaks out in 1991 and Igor Borozan’s following years are dedicated to a broad artistic production. The wind of war and the anger in the heart seem to have given new strength to his style of painting that is now becoming impulsive, overwhelming. Recommended by important gallery directors he move to Switzerland, where his works are displayed in prestigious galleries in Horgen, Lucerne and Zurich. He goes back to Italy in 1998 as Danilo Donati wants him in his staff as scene painter for the movie  “Life is beautiful” by Roberto Benigni. During the shooting of the Oscar winning movie, he founds the Accademy of Fine Arts in Terni. His pictorial language is simple, immediate, genuine, undeniably affected by the multiethnic music of the composer Goran Bregovic, his first artistic referente at Sarajevo’s times.

In Italy he has a constant engagement with the Italian Ministry of Heritage and Culture for the promotion of events related to the “Week of Culture” and to the “European Heritage Days”, the most important annual art events on the italian and international scene.

In February 2008, he is awarded the prestigious “Saint Valentine’s Golden International Award” for the art.

Recently, his artistic production is dedicated to a more material and tangibile conception of the work of art. Urban representations come to life from his painting: gigantic shirts of white paper hanging in the air, as a  metaphor of the uman condition that is seen suspended halfway between greatness and mistery, between divine and earthly.

From 2007 he starts a parallel and creative journey that takes him closet o the Iberian world, with numerous artistic collaborations with art associations in Madrid such as the Taller del Prado, the Hub, the Circe of Fine Arts and the Caixa Forum. The main source of ispiration is represented by the stirring atmospheres of flamenco that give life to works of intense emotional depth. Particulary intriguing arte those devoted to the singers Diego el Cigala, Bebe and the dancer Cristhiane Azem.

The year 2013 is defintely the most intense and frantic: in February the Master presents “Osmosis” at the Taller del Prado in Madrid organized by Juan Antonio Molina and soon after he created the work “Princip in Sarajevo 014”, an absolute preview for the anniversary of the  First world War’s outbreak. In May he is the only Italian artist taking part to “Enredadas 2013”, a world exhibition, organized by  Professor Saura Angeles. He is honour guest at the convention “Welcome Caravaggio” in Caravaggio, birthplace of Michelangelo Merisi. In September he carries out the largest frock  in the world, “Jan MMXIII”,  which is at first exposed in Spoleto for the European Heritage Days and then in Assisi during the first visit of Pope Francis in the town of Umbria.

Currently, its focus has returned to the painting and to the engraving technique, as demonstrated by the important production of fine art prints created in collaboration with Giorgio Upiglio and his disciple Paolo Sgroi. On the summer of 2011 a very interesting experimentation in the ceramic workshops of the masters of Deuta takes place. Igor Borozan creates a unique blend combining the istorical tradition of the place with an absolutely personal and unusual design.

His research is a continuous flow, an ongoing tranformation of the being and of his journey, where East and West come together in an everview of European awash with creative and important socio-cultural transitions.

Il maestro Igor Boza Borozan: più grande artista europeo delle camicie. 

Da dove ha inizio il suo percorso artistico? 

Sono figlio d’arte. La mia infanzia è trascorsa tra pennelli e colori, tra inaugurazioni di mostre e finissage, circondato da artisti di ogni tipo, pittori, scrittori, musicisti. Ero piccolo, sicuramente, ma questo è stato un imprinting molto profondo che ha lasciato un segno indelebile nel mio essere.

Il mio percorso adolescenziale, artisticamente parlando, è stato influenzato dall’enorme fermento artistico di Sarajevo degli anni 80. Molto importante per me è stata la manifattura artigianale con influenza austroungarica, ottomana e, ovviamente, cristiana. Quindi basilare, direi,  soprattutto è stata la cultura del disegno.

Come artista dunque, di che nazionalità si sente di appartenere?

Sono fiero delle mie “origini artistiche”,  i Balcani costituiscono la zona orientale d’Europa, una terra “di confine” tra est ed ovest, dove si incontrano e mescolano culture diverse: cattolica, ortodossa, ebrea e musulmana. Un mix incredibile, una ricchezza davvero grande, sotto ogni profilo. Non posso comunque negare che la mia produzione ha trovato il culmine della maturazione proprio in Italia. Ho avuto molti importanti riconoscimenti dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dal Sistema Museo. Nel 2008 ho ricevuto il prestigioso Premio San Valentino Oro per l’Arte. Soprattutto, in Umbria, ho fondato un’ Accademia di Belle Arti attiva da 15 anni, dalla quale sono usciti oltre mille giovani artisti, molti dei quali già professionisti.

Non posso comunque negare la forte attrazione che sento verso la Spagna.

A proposito dell’Accademia di Terni, fondamentale è il “metodo”, cosa ci può dire in proposito?

Il metodo è il fondamento universale per ogni attività, dal tipo di metodo applicato deriva il saper o non saper fare. L’Accademia di Belle Arti che ho fondato, basa la sua filosofia proprio su questo, la conoscenza. Si parte innanzitutto dal recupero delle tecniche classiche del disegno, in assoluto del cartone preparatorio, sia per quanto riguarda la pittura da cavalletto che su parete. Respirare in Umbria le atmosfere di Giotto e dei suoi discepoli è un assoluto privilegio per insegnare ed applicare tecniche come acquerello, affresco e tempera all’uovo. La cultura del bello, innanzitutto.

Oltre questo, ho introdotto “Color Lab”, un percorso alternativo e trasversale per lo studio del colore, partendo dalla tavolozza degli antichi maestri italiani fino all’applicazione sulla web art, moda e make-up. Proprio questo anno ho proposto come tema il colore per la grande mostra internazionale Enredadas 2014, durante la settimana definita dall’Unesco, la Settimana di Formazione Arts.

La camicia è sicuramente il suo leitmotiv. Ce ne può parlare?

Si, la camicia è il mio “simbolo”, sin dai tempi di Sarajevo. Ho iniziato con disegni a matita di piccoli e medi formati, per poi passare al colore in un’escalation creativa che ancora perseguo. La camicia è una metafora, è una sorta di contenitore, quindi, l’uomo, la sua essenza, ne è il contenuto. Le mie camicie non sono mai vuote al contrario di quanto sembri. Nelle camicie si riflettono persone, storie, percorsi. Ognuno può esserne il protagonista, questo è un bel “gioco”, perché ognuno può riflettere se stesso e “guardarsi” allo specchio. Tu cosa vedi?

Attraverso la camicia lei sta tracciando un percorso artistico europeo trasversale: da Papa Francesco, Caravaggio, El Greco, passando per Diego el Cigala fino a Muchachito. Un diario di bordo tra arte, musica, danza e religione. Cosa può aggiungere?

La camicia rappresenta il simbolo del mio essere artista. Attraverso le camicie sto realizzando un diario di bordo imponente, ambizioso, è il mio viaggio. Caravaggio è stato il punto di partenza direi, le sue luci e le sue ombre hanno affascinato chiunque ed ho pensato di impostare il mio secondo libro “Abbozzo pittorico” proprio sul contrasto eterno chiaro/scuro. La camicia è, per così dire, il contenitore, lo spirito ne è il contenuto.

Viernes è un libro che raccoglie contenuti di spessore, come l’opera a Papa Francesco…

Si, nel 2013 ho realizzato la mia più imponente installazione, il saio più grande del mondo “JAN MMXIII” ispirato alla figura mistica di San Francesco e dedicato a Papa Francesco. 550 metri quadri di tela grezza, 26 metri di altezza, 11 metri di larghezza, queste le misure dell’opera. Esposta prima sul Ponte delle Torri di Spoleto per le Giornate Europee del Patrimonio 2013 e poi, appunto, ad Assisi sulla Rocca Maggiore in occasione della prima visita in Umbria del Pontefice.

Il suo ultimo libro si chiama Azul, un prodotto editoriale incentrato sul colore ma ispirato molto anche alla musica, come mai questo connubio? 

Azul è un libro sul Mediterraneo, culla delle più grandi civiltà della storia, le nostre radici profonde sono immerse in questo mare.

Una scrittura intima e personale sul concetto di appartenenza, le origine impresse nel dna di ognuno di noi.

Azul è un piccolo scrigno dove sono custoditi tanti acquerelli, ho scelto questa tecnica per plasmare i pigmenti della terra, i minerali, utilizzando appunto l’elemento acqua.

Opere tra terra e mare, una giostra di colori, di sensazioni, che si susseguono pagina dopo pagina in un ritmo incalzante, crescente. Un focus sul colore e l’alchimia, fondamenti dell’arte.

Ci può anticipare i suoi progetti futuri?

Sto pensando di “tornare” in Ex Jugolslavia, in senso metaforico ovviamente. Mi intriga la figura di Nikola Tesla, ingegnere elettrico, inventore e fisico serbo, una figura straordinaria poco conosciuta in verità. E poi, artisticamente, mi intriga un altro personaggio che ha tracciato la storia della mia terra e non solo: Tito, il dittatore. Insomma due “contenuti” importanti. Ci sto lavorando, ci sono già idee in cantiere, tutte da sviluppare…saranno dei bei progetti artistici. Ma non anticipo altro.

Katia Pangrazi

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